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Action painting a Milano

A volte basta una sola opera per lasciate soddisfatti una mostra. “Pollock e gli irascibili”, a Palazzo Reale a Milano, ne ha più d’una. Il magnifico N. 27 di Pollock, immagine dell’esposizione, ma anche i due quadri di Sam Francis, la grande tela di Morris Louis e due di Rothko. E’ un percorso tra tutti gli artisti che, scappati dall’Europa in guerra o americani di nascita, nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, spostarono l’asse dell’arte da Parigi a New York.

Si parte dal pittore emblema, padre dell’action painting, e si attraversa tutta la produzione dell’espressionismo astratto americano, dal filone gestuale (Kline, de Kooning, Motherwell Sam Francis) fino a raggiungere la sponda lirica del color field (Morris Luois, Bartnett Newman) chiusa da due grandi tele di Rothko spettacolarmente rivelate, ma un po’ troppo addossate così da rubarsi vicendevolmente la scena.

La selezione arriva dal Withney Museum di New York, un museo nato nel 1930 per raccogliere i lavori degli artisti americani viventi. “Il contemporaneo è tutt’ora il nostro obiettivo – ha raccontato il curatore Carter Foster, Steven and Ann Ames curator of drawings del museo -, a volte compriamo opere che ancora non comprendiamo appieno”.

E’ lo stesso spirito che animava il grande collezionista russo Schukin (la sua collezione è oggi parte dello straordinario tesoro contenuto nei musei Puškin a Mosca e Hermitage di San Pietroburgo, una selezione di capolavori assoluti è stata ospitata due anni fa alla Pinacoteca di Brera a Milano) che con fiuto e occhio infallibili riusciva a comprare i pezzi migliori dagli artisti, da cui si lasciava anche guidare liberandosi da pregiudizi personali e accogliendo nella sua casa, magari relegandoli in ambienti poco trafficati, lavori per lui ancora misteriosi.

La mostra sulla “Scuola di New York”, così venne anche chiamato il gruppo di artisti, figli della gestualità surrealista, è contenuta: circa 50 lavori divisi in meno di dieci sale. Dei tre video su Pollock, uno è inedito e riprende l’artista che inizia a lavorare proprio al N. 27; sedersi a lato e guardare il movimento a destra e il risultato a sinistra è un’attività ipnotizzante.

Purtroppo l’allestimento dall’effetto acquario appiattisce le superfici, azzerando la matericità delle opere. E quella di Pollock, secondo me, è quella che ne soffre maggiormente. Peccato soprattutto per chi andrà a vedere i quadri per la prima volta e non riuscirà a sentire l’energia che la visione “dal vero” sprigiona.

Pollock e gli irascibili – la scuola di New York

Palazzo Reale Milano

fino al 16 febbraio 2014

 

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