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Vivere una iLife

I tecnofili più convinti si stanno liberando dal concetto di possesso e conducono vite basate su un portatile. Veri minimalisti digitali, accedono al lavoro e all’intrattenimento da un computer, in qualunque parte del mondo si trovino, cambiando casa e paese senza preavviso.

Parliamo di una generazione di cyber-guerrieri che può sbarazzarsi della propria collezione di dischi, abbandonare la TV e lasciare le scatole dei libri nel garage dei genitori.

La londinese Hermione Way, ad esempio, ha venduto tutto quanto possedeva per trasferire la sua vita online. Gestisce tutto, inclusa la sua azienda di produzione video, da tre gadget: MacBook, iPad ed iPhone. Come afferma: “Non ho più una collezione di CD e DVD, posso leggere tutti i miei libri sull’iPad. Non posseggo una TV da tre anni; guardo online, con iPlayer o simili, programmi da ogni parte del mondo.”

Il vantaggio principale”, prosegue, “è la libertà. Libri e oggetti sono un peso; ora sono in grado di andarmene ovunque, è estremamente liberatorio. Non riesco a pensare a qualcosa che possa mancarmi. Sono appena tornata da tre mesi passati a San Francisco: avevo una valigia con alcuni vestiti e la borsa con il computer. Non ho bisogno di possedere nulla. Ho solo un appartamento a Londra, che ho affittato mentre ero negli USA.”

Anche il business di Hermione è smaterializzato nella “nuvola”, lo spazio internet invisibile dove è possibile immagazzinare e scaricare dati. Di recente ha persino smesso di affittare un ufficio e, insieme ai suoi tre dipendenti, usa un club privato per le riunioni di lavoro. Tutto quello che le serve è una connessione WiFi.

Il cloud computing ha liberato dall’esigenza di avere un hard drive, risolvendo il problema delle rotture e del furto del portatile. “Tutti i miei dati sono online; anche se perdessi il computer non sarebbe una tragedia.”

Il minimalismo digitale è ormai una tendenza consolidata: mentre le vendite di CD sono crollate del 50% dai livelli del 2005, il giro d’affari della musica digitale è quadruplicato. Le foto si raccolgono su Facebook o Flickr e, riguardo ai libri, con l’avvento di Kindle e iPad il prossimo giro potrebbe toccare a loro. Paul Carr, scrittore, è tra i convinti che l’iLifestyle porterà a vendere qualunque proprietà. Sbarazzatosi della casa, vive in alberghi, con il laptop e qualche abito. Adesso lavora e vive a San Francisco; anche per lui l’esperienza è stata liberatoria. “Se consideri il mutuo, le tasse e le spese, i costi sono paragonabili”. Pur essendo facile trovare hotel a buon mercato, il risparmio sul mutuo gli permette di alloggiare in boutique hotel. “Vivere in albergo è una droga, non riuscirei a tornare indietro. La mia vita è nel bagaglio a mano e sono libero di partire in cinque minuti.”

Certo, non tutti possono permetterselo”, spiega Carr, “ma è divertente come io riesca a vedere molti più amici di prima. La iLife è una vita semplice, non faccio che raccomandarla.”

A Rod Bailey, ceo di ExecutiveSurf, l’idea piace, ma ammette: “E’ attraente se non hai legami o impegni, ma gli hotel delle grandi città restano comunque cari. Vivere in un camper?”

A Bailey l’idea di viaggiare senza vincoli e senza dover cercare un alloggio è sempre piaciuta. “Penso che, con un camper confortevole, parcheggi sicuri per la notte e magari convenzioni con le catene alberghiere per i principali servizi, l’idea sarebbe praticabile.” Kit Hesketh-Harvey, ad esempio, è un uomo di spettacolo che ha acquistato un camper e l’ha trasformato in hotel, riuscendo a viaggiare low cost nelle sue tournée (ma ammette di fare affidamento sulle docce dei teatri).

Per chi, anche senza arrivare a tali estremi, voglia alleggerirsi, Carr ha alcuni consigli. Un account webmail (Hotmail o Gmail) è un must; per gli amanti della musica c’è Last.fm, la stazione che apprende dalle preferenze dell’ascoltatore e avvisa quando ci sono concerti nelle vicinanze, e Spotify per ascoltare le librerie musicali. Lovefilm, blinkbox e skyplayer sono per i film online; le maggiori TV hanno servizi online che permettono di vedere dirette e differite. Dropbox è un cassetto online dove riporre i file e non può mancare Google Documents per la condivisione dei documenti di lavoro.

Nigel Phillips

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