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Fa più carriera chi non perde le staffe

Il manager che riesce a controllare l’emotività, e in particolare l’aggressività, è destinato a far carriera più del collega che perde le staffe. È questo, in sostanza, il risultato di una recente ricerca dell’Università di Melbourne. Secondo Carol Gill, psicologa del lavoro, e Ian Williamson, professore della business school dell’ateneo australiano, che hanno firmato insieme lo studio: “la ricerca evidenzia che chi sa riconoscere i propri sentimenti negativi, disinnescarli e scegliere una reazione più appropriata, ha più probabilità di emergere come leader di un team”. Non solo, i leader che hanno questa qualità ottengono migliori risultati, migliorano le performance di chi lavora con loro e hanno un maggior livello di soddisfazione. L’abilità di dialogare con le proprie emozioni per trarne vantaggi in termini di comportamento viene definita dai due studiosi “psychological flexibility”. L’ambito è quello della psicologia cognitiva e in particolare delle teorie sull’“intelligenza emotiva”. La ricerca si è basata su un campione di 350 studenti del MBA, che sono stati suddivisi in 76 gruppi di lavoro autonomi.

Sviluppare una flessibilità psicologica secondo gli autori è importante per diverse ragioni. In primo luogo perché rende possibile il gioco di squadra. “La leadership in un gruppo deve essere condivisa, piuttosto che concentrata in un individuo”, dice Carol Gill. Inoltre, gli individui con un’alta flessibilità risparmiano energie emotive e dispongono di maggiori risorse per tenere sotto controllo la situazione.

Meglio restare calmi dunque, anche se le circostanze congiurano a sfavore. Del resto le capacità di mediare e di riflettere in condizioni di stress sono universalmente riconosciute come qualità tipiche dei leader. Chi si fa trascinare dall’impulso, invece, tende ad essere messo da parte, perché l’aggressività nelle organizzazioni chiuse, come i team di lavoro aziendali, rischia di essere distruttiva. La buona notizia è che un atteggiamento di flessibilità psicologica si può acquisire; secondo la Gill sarebbe sufficiente qualche seduta di terapia mirata.
Concorda, in generale, con i risultati dello studio australiano Fabio Biancalani, psicologo del lavoro, responsabile italiano di Psytech, multinazionale attiva nel settore del testing psicometrico. Ma con una distinzione: “il discorso è sicuramente valido nelle situazioni dove è richiesto molto lavoro di team. In altri contesti, per esempio quelli molto competitivi e ad alta attivazione emozionale, l’aggressività, invece, può anche essere una risorsa per l’azienda, perché favorisce un processo di selezione naturale”. Esempi di manager ben poco malleabili ai vertici delle grandi organizzazioni in effetti non mancano. Memorabili, per chi vi ha assistito, le sfuriate di Steve Ballmer, ceo della Microsoft o, per restare in Italia, quelle di Franco Tatò, manager che alla guida di gruppi come Mondadori ed Enel si è guadagnato il soprannome di Kaiser Franz.
Secondo Biancalani, sta proprio a chi seleziona il personale capire qual è il tipo di organizzazione aziendale in cui si sta inserendo la risorsa e individuare il profilo psicologico adatto.

Marco Maroni

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