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Il calendario dell’arte: Le mostre di giugno 2010

Being Visible. Alla ricerca di espressione.

La mostra, a cura di Aria Spinelli con la collaborazione di CHAN – ContemporaryArtAssociation, indaga la reale possibilità di comprendere la produzione visiva di una cultura diversa, esemplificata qui nell’esposizione di giovani artisti iraniani. Per l’occasione i visitatori sono invitati a confrontarsi con il tema della visibilità: il progetto espositivo riflette infatti su una produzione artistica in cerca di libertà espressiva. Attraverso lavori fotografici, video e installazioni la mostra intende riflettere sulle conseguenze del rendersi visibili tra desiderio, rischio e responsabilità collettiva.

Artisti: Azin Feizabadi -Fariba Ferdosi – Barbad Golshiri – Tara Kaboli – Rahim

Milani – Neda Razavipour – Amirhossein Shahnanzi – Shirin Sabahi

Dal 17 giugno all’8 luglio 2010

Palazzo Ducale, Sala Dogana, Piazza Matteotti 13, Genova

Nathalie Djurberg – Snakes know it’s Yoga

E’ alla galleria Giò Marconi la seconda personale di Nathalie Djurberg. In mostra 59 pupazzi – sculture, presentate in 41 box in plexiglass su piedistalli di legno, e due nuovi video, accompagnati dalla musica di Hans Berg.

Le sculture in plastilina, modellate e vestite dall’artista, ritraggono personaggi – simbolo dell’uomo mistico, con riferimenti alle religioni occidentali e alla spiritualità Indiana. E’ un mondo popolato di martiri, asceti e creature fantastiche che sono alla ricerca dell’ illuminazione”: tre uomini si autoflagellano, un uomo anziano e magro pende dal ramo di un albero, un altro si trova nel mezzo di un campo di rigogliosi cactus con lunghe e affilate spine, o ne vediamo uno dissetato da una fata che sembra appena scesa dal cielo e un asceta è sdraiato su un letto di spine.

Dei box in plexiglass che ospitano le sculture, otto hanno un’armatura di neon rosa, blu, gialli, e rossi, che ne segnano il perimetro.

All’interno di questi box illuminati si trovano quei personaggi che hanno già raggiunto il vertice nel loro percorso di ascesi e di ricerca di un senso più alto della vita: il loro stato di “illuminati”, è metaforicamente rappresentato dalla luce che li circonda e li investe.

In uno dei video, realizzati per la mostra con la tipica tecnica in stop motion, i protagonisti sono una donna nuda dai capelli rossi e una rana. La donna e la rana giocano all’interno di uno scenario fiabesco, che ci ricorda la storia del Re Ranocchio, un ranocchio che baciato dalla principessa diventa un bellissimo principe.

Oltre all’ovvio riferimento alla fiaba, la rana ha anche un ruolo di primo piano nella tradizione sciamanica: leccando una rana, che secerne uno speciale veleno, lo sciamano entra in uno stato mentale psichedelico e può accedere al mondo degli spiriti.

A settembre la mostra si sposta alla Kestnergesellschaft di Hannover, in Germania, dove sarà visitabile fino al 7 novembre 2010.

Dal 1 giugno al 24 luglio 2010.

Scultura Internazionale a Racconigi, 2010

Presente ed esperienza del passato

La Biennale Internazionale di Scultura al Castello di Racconigi è curata da Luciano Caramel.

I quarantasei artisti invitati, ognuno rappresentato in mostra con un’opera, sono differenti per nazionalità, generazione e quindi cultura e percorsi creativi. Provengono da Italia, Gran Bretagna e Taiwan: tale scelta deriva, oltre che dalla costitutiva vocazione internazionale dell’iniziativa, dalla volontà di proporre testimonianze di esperienze vive, in un intreccio multiforme, multicolore e multidimensionale.

Gli artisti presenti sono: Franco Batacchi, Zadok Ben-David, Paolo Borghi, Maria Cristina Carlini, Mirta Carroli, Jessica Carroll, Giorgio Celiberti, Ann Christopher, Gerolamo Ciulla, Mariapia Fanna Roncoroni, Marienzo Ferrero, Laura Ford, Elio Garis, Marco Gastini, Annamaria Gelmi, Ale Guzzetti, Nigel Hall, YungHsu Hsu, Yi Hung, Kenny Hunter, Allen Jones, Phillip King, Masayuki Koorida, Christopher Le Brun, Riccardo Licata, Po-Tsun Liu, Luigi Mainolfi, Giuseppe Maraniello, Gino Marotta, Igor Mitoraj, David Nash, Nunzio, Giovanni Padovese, Mimmo Paladino, Arnaldo Pomodoro, Peter Randall-Page, Claudio Rotta Loria, Marina Sasso, Valdi Spagnulo, Mauro Staccioli, Luigi Stoisa, Marialuisa Tadei, Walter Valentini, Rob Ward, Po-Lin Yang.

Si tratta di artisti affermati nel pieno della maturità creativa, di scultori noti per le personali scelte di poetica, di linguaggio e di giovani emergenti.

Principio fondante della rassegna è l’interazione con l’ambiente e con il pubblico, all’insegna dell’apertura e della relazionalità della scultura. A tal proposito, Luciano Caramel afferma: “pur nell’oggettualità tridimensionale del manufatto, l’artista si propone che la scultura non sia soltanto un oggetto, ma una vera e propria estensione. In questo contesto l’ambiente non è più un fattore esterno e ininfluente, ma un processo in continuo divenire che trasforma l’opera tanto quanto ne è trasformato, entro ampie, flessibili coordinate topologiche comportanti la globalità di uno spazio inteso e frequentato come campo, anche, come avviene a Racconigi, in frizione diretta con un passato carico di memorie storiche e artistiche, col coinvolgimento del pubblico che visiterà l’antica dimora nobiliare in una stimolante esperienza culturale, ricca di creatività e di fantasia.”

Dal 6 giugno al 10 ottobre 2010.

Carmelo Bongiorno 1985/2010

Per la prima volta una mostra fotografica viene ospitata nel modernissimo spazio espositivo bresciano della Galleria Agnellini Arte Moderna: si tratta della prima grande antologica di Carmelo Bongiorno, autore siciliano apprezzato in Italia e all’estero.

La mostra curata da Dominique Stella presenta una sessantina di opere fotografiche, tra vintage (stampate in camera oscura dall’artista tra il 1985 e il 1993) e lavori di grande formato (da 100×100 a 110×150 cm), che l’artista ha selezionato partendo dagli scatti giovanili in bianco e nero degli anni ’80 sino ad arrivare alle foto più recenti e ai pezzi inediti che fanno parte della sua ultima ricerca artistica: Forbidden Colors, legata al colore e al linguaggio contemporaneo.

Tra i lavori più significativi spicca la trilogia composta dai volumi: L’isola intima (pubblicato nel 1997), Bagliori (2001) e Voci (2010). I tre libri racchiudono un arco di 25 anni di scatti, realizzati dal 1985 al 2010, in cui emerge il fulcro della produzione più poetica, che potremmo definire il cuore di questa antologica di Carmelo Bongiorno

Denis Curti nel testo in catalogo commenta: “Fotografie in movimento, soggetti sfocati, bagliori notturni e improvvisi rivelano l’incessante rincorrersi del mondo, così come appare, e del suo corrispettivo, che vive e si rinnova nella mente e nell’animo: il primo gira spasmodicamente sempre nello stesso verso, mentre il secondo non riesce a seguirlo né a esserne parte.

E’ un viaggio senza meta e senza ritorno quello di Carmelo Bongiorno, un girovagare senza sosta, condotto nell’inquietudine pulsante di un’epoca contemporanea, che si svela come la messa in scena di un teatro universale. Qui differenti scenografie si alternano frettolosamente per nascondere la vera essenza, la reale natura degli uomini e del mondo”.

Bongiorno si distingue nel panorama della fotografia internazionale per i suoi scatti in bianco e nero nei quali l’artista trasforma la macchina fotografica in uno strumento poetico di introspezione e penetra oltre la superficie delle cose con il principale desiderio di documentare per raccontare coraggiosamente le sue visioni e le sue inquietudini. I soggetti delle immagini sono sfocati, evanescenti, come se l’osservatore sperimentasse un momentaneo stato onirico.

Particolare è l’uso della luce, attraverso il quale la Sicilia, sua terra di origine, rimane la costante protagonista dei suoi lavori, anche se non necessariamente il soggetto. In un gioco continuo di contrasti, è stato spesso notato come i bianchi siano abbacinanti come la luce del sole di Sicilia e i neri profondi ed intensi come la lava vulcanica dell’Etna.

Dall’8 giugno al 25 settembre 2010.

Adriano Altamira – Fotografie 1971-2010

Dopo la mostra del 2008 dedicata al progetto Giudizio sul Giudizio, Adriano Altamira torna ad esporre alla Fondazione Marconi una selezione di opere che ripercorre la sua attività fotografica. Da tempo l’artista pensava di raccogliere una sorta di campionatura eccellente dei vari periodi della sua produzione fotografica, fino a qualche tempo fa rappresentata solamente dalla cartella Area di Coincidenza, edita nel 1975 dalla Nuovi Strumenti di Piero Cavellini e dedicata al periodo più noto del suo lavoro. A questa prima raccolta si affiancano ora altri tre portfoli: La femme visible, che contiene 5 tavole del suo lavoro anteriore ad Area di Coincidenza, una serie di nudi del 1971, mai più esposta dopo il 1972; Piccola apocalisse, una sorta di “riassunto” in 5 tavole del lavoro omonimo costituito da 165 immagini in sequenza, che fu esposto nel 1999, edito da Méliène; a questi due lavori, si aggiunge Visti per caso, edito dalla Nuovi Strumenti di Brescia: un portfolio di 5 immagini rappresentative del lavoro degli ultimi dieci anni, dedicato al caso. Ogni portfolio è tirato in dieci esemplari.

In questi quattro decenni vediamo l’autore spostarsi dalle “foto- sculture” de La femme visible, che esprimono una sorta di tattilismo visivo, già toccato dal concettualismo ma ancora carico di una sensualità non priva di humor; al discorso prettamente analitico di Area di Coincidenza. In seguito, dopo la metà degli anni ’80, Adriano Altamira inizia ad usare lo strumento fotografico in un modo completamente diverso: le nuove immagini illustrano casi fortuiti, scoperte di aspetti inconsueti di oggetti di tutti i giorni che, combinati fra loro, creano una realtà altra, come dimostrano anche alcuni reperti e oggetti unici presenti in mostra, che completano idealmente il quadro di queste ricerche.

Dall’11 giugno al 23 luglio 2010.

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