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I “job hopper” impiegati dell’anno: I limiti della fedeltà

Secondo Penelope Trunk, fondatrice di Brazen Careerist, un social network per giovani in carriera, il valore aziendale dei dipendenti più infedeli, i cosiddetti job hopper, sarebbe da rivalutare.

I ventenni cambiano lavoro ogni diciotto mesi. I trentenni, sempreché siano ancora in carriera, cambiano ancora spesso. Non così di frequente come dieci anni prima, ma non perdono l’abitudine di saltare da un’azienda all’altra. Questo non vuol dire che siano infedeli ad oltranza e che non possano rappresentare ottimi colleghi e dipendenti, anzi. Ecco perché.

Gli infedeli sono più stimolati intellettualmente

In tutti i lavori c’è una curva di apprendimento, che di solito è molto ripida all’inizio. Dopo due anni, la curva si appiattisce e resta ben poco da imparare. Chi resta vent’anni, a meno che non abbia la fortuna di cambiare lavoro internamente, sta certamente rallentando. Chi cambia spesso, probabilmente accumula know-how.

E non si tratta solo di competenze tecniche o di settore. E’ soprattutto l’intelligenza emotiva ad essere sollecitata, attraverso il confronto con nuove persone, gerarchie e comportamenti organizzativi. Esposti a queste continue sfide relazionali, gli infedeli acquistano solidità.

Gli infedeli hanno carriere più stabili

La Corporate America non dà stabilità. Chi lo pensa è probabilmente un dinosauro di qualche assicurazione del midwest. Al contrario, i giovani affrontano sistematicamente riduzioni di organico, assunzioni just-in-time e posizioni a progetto. La stabilità, non garantita dall’azienda, va allora cercata individualmente. La ricerca passa dalle competenze e dal networking. L’equazione “molti lavori = molte relazioni = molte possibilità di lavoro” crea un circolo virtuoso di possibilità che, a sua volta, è garanzia di stabilità di carriera.

Gli infedeli portano più risultati

Sapendo di restare in una posizione per poco tempo, si cercherà di massimizzare i risultati, le esperienze, l’esposizione a progetti complessi. Mettendo in magazzino tutte gli asset che servano a trovare più facilmente un altro lavoro, pagato meglio.

Non si trova lavoro senza un curriculum a gradini: ecco perché, di solito, gli infedeli sono “overperformer”. Hanno bisogno di qualcosa di buono da mettere nel cv. Le aziende, è provato, hanno più benefici con diciotto mesi di talento che con vent’anni di mediocrità.

Gli infedeli sono più fedeli

Soprattutto nei rapporti con i colleghi, gli infedeli si dimostrano eccellenti giocatori di squadra. Perché la squadra è tutto quello che hanno. Non identificandosi con il lungo termine, spostano l’attenzione sul breve, sull’efficacia della loro relazione con il team di lavoro, piuttosto che sulle politiche aziendali. Se chiedono l’approvazione del capo, è perché sono a caccia di referenze, non di rendite di posizione.

Gli infedeli sono emotivamente più maturi

Serve un bel po’ di autocoscienza per capire cosa si vuole dalla vita, e cercare di determinarne l’andamento (che vuol dire andarsene piuttosto che restare aggrappati alla poltrona). Serve coraggio per dire al capo: so che è da poco che lavoro qui, ma capisco che le prospettive non sono giuste per me, per cui me ne vado. Chi l’ha fatto, si sarà sentito ripetere di lasciar passare un po’ di tempo, rimandare la decisione. Ma perché abbandonare la costante ricerca della propria soddisfazione per aderire a degli standard di fedeltà che l’azienda stessa non garantisce più?

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