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Dieci anni (e non è solo head hunting…)

La Guinness ha 250 anni, Marks and Spencer 125. ExecutiveSurf non cura la depressione e non vende pantaloni, ma compie dieci anni ed è decisamente figlia del suo tempo.

ExecutiveSurf è stata fondata dall’italiano Alessandro Tosi, oggi responsabile delle strategie, e raggiunta quattro anni più tardi da Rod Bailey, l’attuale chief executive officer.

Bailey ha 22 anni di esperienza nell’executive search, prima con Rochester Partnership e poi come co-fondatore di Nicholson International. Tosi ha lavorato in Andersen Consulting, Bossard, JMAC ed A.T. Kearney prima di fondare, nel 2000, ExecutiveSurf.

ExecutiveSurf lavora in un mondo complicato: i manager hanno accesso ad un numero impressionante di posizioni aperte, le aziende ad un numero ancora maggiore di potenziali candidati. La sfida è abbattere le barriere che impediscono l’incontro tra le due parti.

Con il suo modello push/pull, ExecutiveSurf sfrutta il potere della rete per comunicare le opportunità all’audience più ampia possibile, e contemporaneamente usa tecniche di ricerca mirate, tradizionali o innovative, tramite ricercatori esperti. Il risultato è un talent gateway che stende la sua rete su tutti i canali attraverso i quali sia possibile intercettare il candidato ideale.

Ho intervistato Tosi e Bailey per fare il punto su questi primi dieci anni e provare a capire cosa ci riserva il futuro.

“Nel 2000” ricorda Tosi “c’era questa frenesia per internet e tutti stavano pensando al modo di utilizzare la rete nel loro settore. Nacquero anche molti business model strampalati, ma nel nostro caso era evidente che “matching” e “community” erano le parole chiave, e quindi che il web era l’ambiente di sviluppo ideale. Inoltre, ho sempre pensato che il valore si generasse nella ricerca, piuttosto che nelle interviste di selezione”.

“Sono venuto a sapere di ExecutiveSurf non molto tempo dopo che Alessandro l’ha fondata”, dice Bailey. “La mia prospettiva era con gli occhi critici del cliente. Ero infatti direttore HR in un incubator, una di quelle strutture che godettero di una crescita improvvisa nel boom di internet del ’99 e 2000 – e di un altrettanto rapido declino nel 2001. Credevo, ma lo credo ancora, che il concetto alla base fosse corretto”.

“Individuavamo un’idea innovativa appena nata, finanziavamo il suo sviluppo tecnologico, scrivevamo il business plan, mettevamo insieme la squadra e ne sviluppavamo il potenziale, mettevamo a punto il modello di business e il piano di marketing, la lanciavamo; l’idea era assistere al suo successo, quotarla e uscire alla svelta. Fummo bravi in tutto tranne che in quest’ultima parte.

Bailey usava ExecutiveSurf come fornitore di recruitment e la trovò molto efficiente; purtroppo la bolla internet scoppiò presto e molti persero interesse per questo nuovo approccio.

“Internet doveva rappresentare la nuova rivoluzione industriale” prosegue Bailey, “che avrebbe cambiato la nostra vita, dando più potere all’individuo. E’ successo, ma ci sono voluti dieci anni. Gli investitori si stancarono prima: staccarono le spine, chiusero gli incubator e la festa finì. I visionari furono mandati a casa.”

Fu quello il momento per Bailey di cambiare casacca. “ExeutiveSurf stava soffrendo, come molti pionieri, e organizzai una cordata per comprarla. Il modello di ExecutiveSurf era tanto visionario quanto solido. E questo non è cambiato. Semmai lo abbiamo messo a punto. Nel frattempo internet ha conquistato il mondo; qualunque cosa si compra online. Il campo di battaglia si è spostato, mentre aumentava questa consapevolezza nel mondo dei servizi. Dove stiamo noi, proprio nell’occhio del ciclone”.

Parole coraggiose, e Tosi è d’accordo. I dieci anni passati non sono stati tutti rose e fiori. Tosi ha dovuto confrontarsi con un azionista ostile, che aveva finanziato il primo round e non aveva intenzione di continuare a sostenere la società nella crisi del 2001. “Le persone le conosci a fondo solo nelle difficoltà”, è il suo laconico commento.

Anche oggi il mercato è in difficoltà, ma Tosi è positivo. “Questa crisi non ci dispiace affatto: stimola l’innovazione e le persone sono propense a cambiamenti radicali. Nei mercati “toro” gli head hunter fanno un sacco di soldi, le aziende se li coltivano con onorari oltraggiosi e nulla cambia. Inoltre, è oggi che abbiamo raggiunto l’apice della confusione informativa: troppi candidati, troppi media e nessuno che lavori, come noi, sull’ultimo miglio”.

Bailey e Tosi sono una coppia improbabile, ma un ottimo team. Dice Tosi del gallese Bailey: “Il suo italiano è molto, molto meglio del mio inglese… Non c’è scelta sulla lingua da usare”.

Sono entrambi “family men”, come sottolinea Tosi: “Adoro azzuffarmi con mio figlio o guardare un film con mia moglie. Mangiare e bere, naturalmente. Sono un principiante straordinariamente scarso in quasi tutti gli sport: golf, tennis, sci ecc. Il mio film preferito è Lost in translation e il libro è “Preghiere esaudite” di Truman Capote”.

Il business è cambiato rapidamente nei dieci anni: per Tosi il momento più imbarazzante è stato “in una multinazionale, ad un meeting globale, dove tutti bevevano e si congratulavano, ignari di un business model che era già morto”.

Per Tosi, “i concorrenti di ExecutiveSurf sono le retained search firms internazionali, i piccoli selezionatori e il fai-da-te di molti direttori del personale. Noi siamo migliori grazie alla piattaforma, al coraggio della modularità e della trasparenza, e al costo”.

Bailey riflette sulla condizione attuale e dice: “Il mercato si sta evolvendo, anche se non è chiaro come apparirà quando la polvere sarà calata. ExecutiveSurf sta tentando di stimolare il dibattito. Ci sono due forze, non necessariamente in contrasto: il desiderio di accedere ad un universo di informazione e l’esigenza di un servizio discreto e personalizzato. Si troverà l’equilibrio tra le due forze, ma non è facile e, soprattutto, non sarà un equilibrio valido per tutti”.

Internet ha rivoluzionato gli ultimi dieci anni, ma come vedete il futuro? Per Bailey “La capacità di personalizzare un servizio online ci farà cavalcare la prossima ondata. Sia nei prodotti che nei servizi, i prossimi dieci anni saranno incentrati sul trading della conoscenza; noi vogliamo posizionarci al cuore di questo scenario sconosciuto e destrutturato. Ci sono stati alti e bassi negli ultimi dieci anni. I prossimi? So solo che saranno divertenti”.

Mica male. Ma cosa fai nei momenti di relax? “Porto a spasso il cane, sorseggio la mia Guinness e traffico con il mio VW Westfalia del 1977”.

Anche per Tosi il business è cambiato molto e la tecnologia è la ragione principale; ma crede fermamente nella supremazia degli individui sulle organizzazioni, una sorta di anarchia controllata in cui l’imprenditorialità sarà più diffusa.

“Negli ultimi sei anni” afferma “Rod ha rivoluzionato l’azienda sviluppandone la presenza internazionale. Ho lasciato una multinazionale per ritrovarmi in un’altra. Solo che adesso non posso nascondermi alle riunioni”.

Qualche ultima domanda. Qual è stata la vostra migliore ricerca? E la peggiore?

AT: “La migliore è recente: due giovani manager per un giovane imprenditore. E’ rinfrescante vedere come, magari per caso, si è azzeccato il fit culturale. La peggiore: un CFO che, una volta assunto, ha pensato bene di non pagare l’ultima nostra fattura. Da non crederci, vero?”

RB: “Migliore: un capo progetto scozzese, basato in Angola per un progetto a Dubai gestito da un centro di eccellenza italiano. E’ esattamente quello che facciamo meglio. Peggiore: un candidato che soffriva di vertigini. Ha fatto tutta la selezione, lunga e faticosa, al secondo piano degli uffici del cliente a Londra. Poi ha scoperto che il suo ufficio sarebbe stato al ventiseiesimo piano della sede di Canary Wharf. Ha dato le dimissioni il primo giorno”.

Se non vi occupaste di ExecutiveSurf, cosa vi piacerebbe fare?

AT: “Il falegname”.

RB: “Probabilmente il non profit: nessuno mi assumerebbe”.

Momenti buffi degli ultimi dieci anni?

AT: “Un ricercatore junior che decise di prendersi il nostro mini-frigorifero come incentivo all’esodo”.

RB: “Ho piazzato due candidati nella stessa azienda. Eccellente fit culturale. Tanto buono che si sono sposati. Mi hanno invitato al matrimonio e lo sposo ha letto le note delle mie interviste di selezione…”

Siete consapevoli di cosa state facendo?

AT: “No, sono perennemente confuso. Per fortuna c’è Rod ad aiutarmi”.

RB: “… un cieco che ne guida un altro”.

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