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Il calendario dell’arte: Le mostre di febbraio 2010

Unico. Eliana Lorena

La Galleria Rubin inaugura il nuovo anno, l’11 febbraio, con un ritorno alla modalità/formula espositiva adottata fino al 2005. Due mostre: una nella sala principale e un nella project room. Unico. Eliana Lorena e nella prima sala una doppia personale intitolata Figure con variazione, due artisti a confronto.

Eliana Lorena, artista e designer, espone l’opera Unico, cinquecento Barbie di colore, pezzi unici, vestite secondo le diverse tipologie e culture femminili, con abiti progettati dall’artista, realizzati con sapienza artigiana. Capi unici che vestono un corpo in serie. Quello di Barbie, un’icona forte ma anche un esempio dell’omologazione per antonomasia, Eliana Lorena riesce a darle una nuova identità. Con questo nuovo ‘passaporto’ Barbie diventa il feticcio attraverso il quale riflettere sulla condizione femminile nella società. Esprimendo/incarnando il rapporto delle donne con il vestire, sempre in bilico tra il voler piacere e il desiderio di proteggersi.

Guido Peruz – Tutto è vanità

La mostra Tutto è vanità, al Mudima il 4 febbraio è costituita da 14 opere composte da tavole quadrate incise e dorate, eseguite da Guido Peruz nell’arco di circa undici anni di lavoro. Le opere fanno tutte riferimento ai testi sacri e alla loro trascrizione, alle parole, alle lettere e ai numeri. Tutti i lavori sono composti da tavole quadrate incise e dorate, un preciso riferimento voluto dall’autore alla descrizione che nell’Apocalisse (21-15,16) viene data della Nuova Gerusalemme celeste: La città è a forma di quadrato: la sua lunghezza è uguale alla larghezza… la città è di oro puro, simile a terso cristallo…. I quadrati che compongono ciascuna opera possono essere disposti a piacimento, in modo diverso, come per un’istallazione.

L’opera Silentium può essere presa a campione delle opere esposte perchè condivide con gli altri lavori lo spirito introspettivo e autoriflessivo: è un invito alla meditazione e alla preghiera, dove la parola silentium viene ripetuta 66 volte sulle 22 righe che compongono la tavola, 22 come le lettere dell’alfabeto ebraico.

Se da una parte la Genesi, il primo libro, l’alfa, è tra le principali fonti che Peruz usa per reperire i testi che costituiscono l’ossatura delle sue opere, dall’altra c’è l’Apocalisse, l’ultimo, l’omega, sempre in latino, che dà il titolo a un grande lavoro suddiviso in 22 tavole, ognuna riportante l’inizio dei ogni capitolo, come 22 sono le lettere dell’alfabeto ebraico.

Gli altri lavori sono le trascrizioni degli 8 salmi alfabetici, così detti perché ogni strofa inizia con una lettera diversa dell’alfabeto ebraico, 22 per ogni salmo. A questi si aggiunge un proverbio, la donna ideale (proverbio 31), anch’esso alfabetico.

Il lavoro intitolato Qoelet ha richiesto il maggior impegno in considerazione dell’elevato numero di tavole che lo compongono: 64 pezzi di 40 x 40 centimetri ciascuno.

Il 14° lavoro è intitolato Vanitas. A differenza degli altri, che nascono come tanti mattoni per formare un insieme duraturo, Vanitas nasce con l’intento di essere frazionato, a fine mostra, tra i critici e gli amici che hanno aiutato e sostenuto l’artista in questa realizzazione.

Gli abitanti del museo n.3:

Mimmo Rotella. Opere 1949-1989

Il terzo appuntamento del nuovo ciclo di mostre, Gli Abitanti del Museo, sarà dedicato ad un gruppo di opere di Mimmo Rotella, dal 1949 al 1989, spaziando dai primi décollages e retro d’affiches, ai successivi lavori di Mec Art, fino ai blanks e alle sovrapitture. Le opere che saranno esposte in quest’occasione hanno in passato, già rappresentato i vari aspetti del lavoro di Mimmo Rotella in retrospettive e mostre pubbliche collettive dedicate alla Pop Art e al Nouveau Réalisme, in Italia e all’estero. Al primo piano della Fondazione Marconi saranno esposte una decina di opere dai primi anni ’50 fino al 1970. Questi lavori testimoniano la ricerca artistica di Rotella dell’epoca: con l’abbandono della pittura da cavalletto, l’artista si dedica ai décollage, ovvero l’applicazione su vari supporti, di manifesti pubblicitari strappati dai muri della città, per giungere poi ai retro d’affiches, che prevedono l’utilizzo del retro dei manifesti dando origine ad opere anche non figurative. Verso la prima metà degli anni ’60 Rotella diviene poi, uno dei primi innovatori della neonata Arte Meccanica e realizza i suoi primi artypo, stampe scelte e riprodotte liberamente sulla tela o su plexiglass, attraverso l’uso di procedimenti tipografici.

Nicola Samorì – La dialettica del mostro

La Marcorossi artecontemporanea di Milano, dal 18 febbraio presenta circa 20 opere tra dipinti e sculture il cui oggetto di ricerca, ci spiega direttamente l’autore, è quello di: “restituire un teatro instabile dove ritratti di ritratti (mai ritratti dal vero) falliscono ripetutamente il loro tentativo di compiersi”.

Le opere presentate in mostra, infatti, sono storie di presenze, sopravvivenze e incorporazioni di opere celebri o dimenticate, antiche o recenti, che dopo un processo di meticolosa riscrittura da parte dell’artista sono scosse nella loro fisionomia o isterizzate, con gesti che s’immettono nelle effigi quando “il loro corpo è ancora molle”, non interamente essiccato.

Ogni opera parte da un soggetto selezionato in un clima figurativo stabile, come il Rinascimento o il Purismo, che è trascinato prepotentemente verso l’”antigrazioso” dal suo stesso interno, non come gesto rabbioso e collerico, ma come l’incursione di una breccia nella carne stessa della pittura.

L’allestimento mostrerà un intersecarsi di tempi simile a quello di certa cinematografia, che nella narrazione si diverte a creare balzi nel passato e nel futuro; opere carpite al Seicento o all’Ottocento entreranno in interferenza con il Contemporaneo, riplasmate, trasformate fino a divenire forme nuove.

Anche le sculture rientrano in questa dialettica: un Crocefisso monumentale dell’artista barocco Pietro Tacca diventa tra le mani di Samorì quasi illeggibile, per una sedimentazione di materia che evoca la montagna nella sua concrezione calcarea biancastra.

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