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Andrea De Micheli: il TG si fa in azienda

E’ l’anima il segreto del bravo produttore, questa la convinzione di Andrea De Micheli, amministratore di Microweb, con alle spalle cinque lustri nel mondo della produzione pubblicitaria. De Micheli, 46 anni, ha co-fondato e diretto per diciotto anni la Mercurio Cinematografica e dal ’97 al 2001, dopo una parentesi di due anni come produttore indipendente, è stato amministratore delegato di Motion Picture House, dedicandosi in particolare allo sviluppo del business entertainment. Nel 2001 crea Microweb per seguire progetti di Corporate Web Tv per Enel e, attraverso Enel.it, di IntesaBCI. Un universo, secondo l’intervistato, ancora tutto da esplorare e dalle enormi potenzialità per lo sviluppo del business aziendale.

Come ha iniziato?

Sono un po’ figlio d’arte, mio padre è stato pubblicitario, mi piaceva l’idea della comunicazione in generale, ma in realtà la mia passione era il cinema. Ho cominciato a realizzare piccoli film a 15-16 anni (film sperimentali ma in pellicola) e ho fondato la mia prima società a 22 anni. Ho girato credo il primo videoclip in Italia per una canzone di Branduardi: “Cogli la prima mela”, fu il mio primo lavoro da produttore globale.

Poi mi sono orientato verso la massima qualità possibile, quindi sono stato tra i primi in Italia a importare talenti stranieri, soprattutto inglesi, americani e francesi: registi pubblicitari, direttori della fotografia, montatori, musicisti, effetti speciali. Questo mi ha portato a lavorare molto all’estero: per anni a Londra, a Los Angeles, specializzandomi in film spettacolari in termini di location.

Quali devono essere le skill fondamentali di un produttore?

Credo che si debba avere un’anima, non si tratta di mettere semplicemente in gioco funzioni organizzative e finanziarie. E’ talmente diretta la leva tra il denaro, la fatica, le energie spese e l’innalzamento del fattore qualitativo che se uno non mira all’eccellenza non può spendere bene le proprie energie.

E’ la volontà di fare qualcosa di bello, ma anche la capacità di comandare e di essere carismatici. Il mondo della produzione è quanto di più informale esista, ma per certi aspetti è molto vicino a quello militare e si arriva ad una disciplina e ad una “durezza” a volte estreme. Pur nella leggerezza e nella disinvoltura tipiche di questo ambiente.

Però poi ha tradito l’iniziale vocazione di produttore.

Più avanti nella mia formazione ho capito che lo spot pubblicitario era solo uno dei tanti strumenti di comunicazione. Quando lavoravo in Motion Picture House ho introdotto e sviluppato il concetto di business entertainment, in base al quale esiste una serie di elementi dello show business che può aiutare i clienti a sviluppare mercato. Quindi lo spot ma anche la sponsorizzazione di un evento tv, il gioco online per raccogliere dati e profilare il proprio cliente, oppure la web tv.

Come è avvenuto il passaggio dallo spot alla comunicazione corporate?

Una ragione è data dal fatto che oggettivamente per un’azienda oggi il commercial ha perso un po’ di mordente e l’evento speciale e la comunicazione one to one, sia esterna sia verso i propri dipendenti, ha assunto un peso notevole. Un’altra ragione consiste nel fatto che il mercato dello spot è fermo da anni in termini quantitativi, la soglia d’accesso a tale mercato è molto bassa e i margini sono sempre più ridotti.

Il comparto degli eventi e quello della web tv, invece, si svilupperanno tantissimo in termini sia quantitativi sia di nuove idee e di nuovi business.

E’ stata fatta una valutazione dell’impatto organizzativo di una web tv aziendale?

Attualmente questo è un mercato assolutamente nascente di cui Microweb è leader in Italia. Ritengo che i benefici di una web tv siano enormemente più grandi dei costi che un’azienda deve sostenere per metterla in piedi. Oggi, secondo me, nelle grosse aziende c’è un unico problema fondamentale: cambiare in fretta seguendo gli stimoli esterni e farlo in modo uniforme. Se in un mese o due una procedura o una tecnologia non sono in condizione di essere fruite bene da tutti, la compagnia rischia di perdere terreno nei confronti dei competitor. Con questo nuovo strumento, si può avere un allineamento istantaneo su temi caldi dell’azienda da parte di tutte le persone che la possono guardare in diretta. Mentre succedono le cose, la gente le vede accadere. E’ una differenza abissale. Si può fare formazione aziendale o informazione e indirizzare il flusso informativo sia ai propri dipendenti sia ai propri clienti. Questa forma di comunicazione è molto di più dello spot perché, se fatta in maniera interattiva, permette di raccogliere informazioni, fare sondaggi, far pervenire ai vertici delle domande: è qualcosa che muove l’azienda e fa avvenire le cose più in fretta.

Nell’esperienza di corporate web tv, cosa ha dovuto imparare di nuovo e cosa invece utilizza dell’esperienza di produttore?

Mentre facevo il produttore sono sempre stato molto interessato alle tecnologie, al fenomeno allora iniziale (parliamo del ’92-’93) di Internet, quindi mi è venuto naturale imparare. Poi ciò che ho utilizzato dalla mia esperienza di produttore è stato proprio fare le cose, non analizzarle ad oltranza. Vedo che nel nostro settore ci sono degli attori che fanno tantissime analisi ma che poi alla fine non stanno realizzando niente. Io mi sono buttato. Poi mi è servito molto l’amore maniacale per la qualità e la capacità di capire gli strumenti e i modi per comunicare efficacemente.

Quanto è importante la forma e quanto il contenuto?

E’ chiaro che si fa comunicazione per dare al fruitore un contenuto, e non un contenitore. La forma, però, sta in mezzo ai due attori della comunicazione, è la sinapsi che collega chi comunica e chi riceve il messaggio.

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