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Cesario, un manager con il pallino del non profit

Francesco Cesario è dallo scorso febbraio amministratore delegato di Sosir, società di riferimento del gruppo Trussardi. Cesario, 47 anni, già amministratore delegato di Timberland Europe, ha assunto l’incarico dopo un anno e mezzo dedicato ad un progetto non profit, la Fondazione Themis, di cui è tuttora presidente.

Executivesurf lo ha intervistato in esclusiva e con lui ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera.

Quando è iniziata la sua carriera?

A diciotto anni, appena finito il liceo. Volevo rendermi indipendente e ho iniziato a lavorare nelle valli bergamasche per un’azienda di un gruppo americano (Goldworm Knitwear) di moda in maglia di altissima qualità, prima come salesman, poi come junior product manager. Erano i tempi dell’haute couture, e nelle aziende le aree della realizzazione dei campionari e del commerciale vivevano ancora a stretto contatto; dopo quattro anni – esclusa la parentesi militare – sono tornato a Milano presso l’ufficio estero dalla banca Bellinzaghi, una banca prestigiosa, ora acquisita dal Credito Emiliano.

Intanto ha continuato gli studi.

Certo, mi sono laureato in Scienze politiche con una tesi sul settore valigeria e pelletteria e ho conseguito due master in marketing. Il primo presso la Wundermann International Group nel periodo in cui lavoravo come account executive alla Young & Rubicam, il secondo all’International Marketing Institute a Cambridge, Massachusset.

E’ importante avere un master oggi?

E’ fondamentale per chi intende lavorare nelle imprese. Nelle multinazionali un attestato di master è un elemento indispensabile per l’accesso nell’azienda, oltre che un acceleratore di carriera. Per chi ha obiettivi di carattere imprenditoriale, invece, il master può essere limitante in quanto porta ad un approccio sistematico, mentre l’imprenditore ha bisogno di intuizioni e di una forte velocità di reazioni.

Quanto ha contato l’esperienza nell’agenzia di pubblicità?

E’ stata forse l’esperienza più formativa, l’agenzia aveva un approccio strategico alla comunicazione estremamente scientifico, fortemente marketing oriented e globale.

In Young & Rubicam ho avuto la fortuna di lavorare sui beni di lusso ed ho acquisito la capacità di agire nei forti brand.

Tra cui Samsonite e Timberland.

Quattro anni in Samsonite (’82/’86), prima come direttore commerciale, poi come vice president marketing; in quegli anni abbiamo portato il marchio al più alto posizionamento nel mondo.

Dall’86 al ’90 ho creato una mia società di consulenza con clienti nei settori di pelletteria, mobili ed elettronica. Poi di nuovo in azienda: quattro anni in Delsey dove abbiamo trasformato la società italiana (Valaguzzi, distributrice in Italia di Delsey) da realtà locale ad azienda di orientamento internazionale, sempre in contatto con l’headquarter parigino.

Infine quattro anni in Timberland (amministratore delegato/managing director di Timberland Europe dal ’94 al ’98), anni in cui si è triplicato il fatturato di Timberland Italia ed è raddoppiato quello dell’Europa.

Un’alternanza a scadenze quadriennali, è un caso?

In parte sì. Si tratta comunque di un periodo di tempo necessario per raggiungere risultati ed essere riconosciuti dal mercato. E’ evidente che questo obiettivo è più facilmente realizzabile nel periodo maturo della carriera; nei primi anni spostamenti ravvicinati sono inevitabili. Credo tuttavia che si debba cercare di rimanere nello stesso settore per acquisire una reale conoscenza e non una semplice “infarinatura”.

Come è nata la Fondazione Themis?

Avevo deciso di concedermi un anno sabbatico, così ho cercato in ambito imprenditoriale i fondi per il progetto. La scopo della fondazione è organizzare attività di volontariato per la protezione del patrimonio ambientale e fornire servizi sociali. Themis si è occupata dell’addestramento di 64 ragazzi, scelti a Milano e Napoli tra gli ambienti più disagiati, di ogni razza e religione. I ragazzi hanno lavorato nell’ultimo anno presso istituti geriatrici e per il recupero di aree degradate, contemporaneamente hanno studiato la lingua inglese e hanno partecipato ad un corso di informatica. Dei 64 ragazzi, due hanno abbandonato, il 60% ha trovato un impiego (alcuni sono in Trussardi) e il 30% ha ripreso gli studi. Solo il 10% non ha trovato una collocazione, si tratta comunque di ragazzi afflitti da difficili condizioni psichiche.

Non ha mai avuto voglia di fermarsi dopo questo anno?

Per me il lavoro è una droga, mi dico sempre che lavorerò ancora qualche anno, poi prenderò una barca a vela e imparerò a giocare a golf come molti miei colleghi. La barca non l’ho ancora presa, e di golf non se ne parla. Certo, il coinvolgimento con gli obiettivi dell’azienda porta a trascurare l’aspetto più privato della vita e i rapporti familiari.

Così è rientrato in azienda.

Ho la fiducia della famiglia Trussardi e sono sicuro che riusciremo a ricreare un clima vincente grazie anche alla squadra che stiamo componendo. Abbiamo un progetto ambizioso che coinvolge tutte le attività del gruppo, con particolare attenzione alla logistica. L’Italia è forte sulla produzione, ma la logistica è il suo tallone d’Achille. La nostra sfida è introdurre nel “sistema moda” mezzi nuovi. Sono già state lanciate novità nel sistema logistico correlando accessori e abbigliamento per poter consegnare i prodotti in pacchetti divisi per nazione e per tema.

Determinazione, intuito e fortuna: come hanno influito nella costruzione della sua carriera?

Sono stati importanti tutti questi elementi; ritengo comunque che oggi l’intuito sia la componente più determinante nello sviluppo di una carriera. Un manager deve decidere con una base di oggettività e, in questo momento, nel mercato, l’oggettività è una proiezione continua.

E’ questo il suggerimento che dà ai suoi figli?

Dei due il maggiore studia all’università, ma è la musica rock il suo impegno principale. Ogni tanto mi chiede: quanto guadagna un operaio? e un impiegato? e un dirigente? – Un dirigente può guadagnare dai 5 ai 10 milioni al mese – gli rispondo io. – Bene, con una decina di serate al mese sono a posto – è la sua risposta.

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